Autore: Elis

  • Lo scialle Rosso e Blu

    Il corpo ci parla e a volte bisogna solo restare in ascolto perchè ascoltare è già l’inizio di ogni guarigione.

    Le spalle delle donne parlano.

    Le spalle delle donne gridano.

    Le spalle delle donne sussurrano.

    Le spalle delle donne sono sacre. 

    Le spalle delle donne sono colonne marmoree su cui il tempo e gli eventi scalfiscono crepe che non indeboliscono, ma rafforzano la loro intima stabilità.

    Le spalle delle donne sostengono pesi, carichi, responsabilità, ruoli, compiti.

    Le spalle delle donne custodiscono idee, speranze, sogni.

    Le spalle delle donne racchiudono le ali della loro anima.

    Le spalle delle donne iniziano a far male quando e’ arrivato il momento di lasciare andare qualche carico.

    Quando le mie spalle iniziano a irrigidirsi io le vesto con lo scialle di lana rosso e blu che mia madre creò per mia nonna, che ora usa lei e che a volte serve a me per sentire l’abbraccio matriarcale di protezione, supporto e investitura che passa di madre in figlia.

    Ogni donna dovrebbe possedere uno scialle e usarlo a volte come armatura, a volte come copertina di Linus.

    Cerca, crea, chiedi e trova il tuo scialle…

    ne avrai bisogno 🫶🏻

    Lo scialle
  • Ma-dre

    Mamma è la vibrazione universale del mondo.

    Un suono familiare tutto racchiuso in una piccola radice sanscrita… “ma” che significa misurare, preparare, ma anche formare. 

    La madre è colei che prepara il suo corpo a dare la vita, colei che sceglie l’amore, colei che vince ogni dolore, colei che protegge, forma e cura per sempre. 

    Madre è vita, forza, coraggio, fatica.

    Madre è l’unico “io” che include il “noi” perchè “essere in due comincia da loro” (Erri De Luca)

    Maledetti siano coloro che fanno vivere le madri nella paura di perdere i propri figli, coloro che le colpiscono, feriscono e umiliano, coloro che non le sostengono.

    Maledetti siano coloro che lasciano le madri nella guerra, nella povertà e nell’impossibilità di proteggere e crescere i propri figli.

    Non tutti riescono a comprenderlo, ma ogni donna è madre di vita: di sè stessa, dei suoi figli, dei figli delle altre, dei propri genitori, di ogni essere che ama. 

    La maternità come la sorellanza è un sentire femminile plurale. 

    Maternità non è il contrario di paternità…è il suo doppio.

  • Per l’ennesima amica…

    Molte di noi ci sono passate. Il copione è sempre lo stesso. Narcisisti patologici. 

    Si fanno una doppia vita ma non sono in grado di viverne neanche una.

    Vili personaggi, non degni di essere definiti persone.

    Il tradimento è la linfa vitale del loro ego malato. Complessati, cercano conferme. Ti tradiscono con una persona che riescono a manipolare meglio, la rendono succube e la incastrano nei loro giochini… il sesso e il gioco di potere muovono tutto. 

    Non c’è amore, non c’è sentimento, non c’è nulla. Solo finzione. Ma loro in questo pensano di essere bravissimi. Ottimi teatranti della menzogna. 

    L’altra è sempre la pazza. 

    Ma il gioco regge fino a quando qualcosa non va storto o fino a quando il narcisista non riesce più a gestirlo. Allora le protagoniste del triangolo si scoprono, si incontrano, si raccontano, si confrontano, si riconoscono e solidarizzano e allora il castello crolla e il narcisista va in tilt.

    Cresciuti da madri castranti, hanno sperimentato fin da piccoli il senso di inadeguatezza e la loro vita è tutta un tentativo di rivalsa verso il genere femminile. Odiano le donne perchè con loro vivono una competizione perversa. L’obiettivo è prevalere e prevaricare. 

    La violenza è l’unica modalità di reazione che conoscono. Sono incapaci di controllare la rabbia perché il loro ego non ammette la sconfitta, l’umiliazione e la perdita di controllo e potere. La violenza ha tante forme… possono offendere, umiliare, screditare, diffamare, colpire economicamente, trascinare in tribunale, causare guai, provare a manipolare o prendersi i figli, fare terra bruciata intorno… e ancora e ancora e ancora. Fino alla soluzione estrema, nei casi più gravi.

    Se sei fortunata te ne riesci a liberare, se sei sfortunata NO.

    La vita, la serenità, la salvezza e la felicità di una donna non possono più dipendere dalla “fortuna”, dal caso, dalla fatalità. C’è bisogno di un cambio di rotta culturale, sociale e legislativo. Adesso.

    Non c’è più tempo.